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giovedì 2 settembre 2010

 




La qualità di un'azione o le sue circostanze...





Sapeva benissimo che per dare corpo ai pensieri, prima o poi, avrebbe dovuto parlare.
Ovviamente cercava di farlo il meno possibile, qualunque distrazione sarebbe stata fatale.
Quei “primitivi” sarebbero stati capaci di qualunque cosa, ed ogni volta riuscivano ad avere la meglio.
Stavano acquattati dietro le labbra come fanti dietro al portone del castello pronti ad uscire a passo di carica.
Davanti i più agguerriti, in forma smagliante, impeccabili: forse, pure, sempre; ieri, oggi, poi, tardi, mai, spesso, presto, subito.
Sapeva benissimo che quelle parole di solito come arrivano fuori ti inchiodano al tempo e sono promessa, debito, speranza, aspettativa, oggetto e progetto.
A tutti capitava ed era cosa normale.
La sua famiglia, tanto per dire, era l’esempio più esemplare e solo con gli anni spesi dai suoi genitori a correr dietro a quei primitivi si sarebbero potuti mettere assieme un paio di secoli, figuriamoci con tutto il resto: fratelli, sorelle, zii, zie e cugini tutti.
Le sue erano le uniche della stirpe che non ne volevano sapere, sembravano oggetti in viaggio nel cosmo profondo, in totale assenza di gravità.
Posava un mai accanto al telefono, ma come si voltava per fare altro quello cominciava a galleggiare, quando tornava era sparito ed al suo posto ci si era appoggiato quel sempre che, a quanto gli sembrava di ricordare, aveva lasciato in camera da letto. Ma forse non era quella volta lì.
Correva in garage dove era sicuro di aver lasciato un presto, col quale era convinto avere un appuntamento, ma sul sedile dell’auto ci trovava un bel poi che dormiva pacioso come un gatto, così se ne tornava in casa a schiacciare un pisolino.
Per non parlare dei subito, oggi, adesso che con grande dispiacere, trovava nelle tasche di giacche e pantaloni, addirittura nelle scarpe, ad ogni cambio di stagione.
Ormai era talmente tanto che viveva così che il dubbio che potesse cambiare qualche cosa gli veniva sempre più di rado e comunque finiva con il lasciar correre.
Col tempo aveva pure capito che il tentativo di rimettere tutto a posto avrebbe solo aggiunto confusione a confusione.
Non avrebbe mai potuto ricordare l’ordine esatto con il quale si erano sparpagliati quei ribelli inizialmente.
Sarebbe stata solo una perdita di tempo e poi le cose vanno come vanno e, troppo spesso, amano andar da sole.


(Così appuntavo qualche giorno fa, tra riflessioni, assonanze, circostanze ed accostamenti vari).

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